sabato 16 gennaio 2010

Kafka sulla spiaggia - Murakami Haruki /2

Poesia e simbolismo sono sempre stati inseparabili. Come i pirati e il rum.

Il puro presente è il processo impercettibile in cui il passato avanza divorando il futuro. A dire il vero, ogni percezione è già ricordo.

Se in una storia compare una pistola, è necessario che spari.

Sai che non puoi andartene di qui. Non sei libero. Ma in fondo, vorresti veramente esserlo?

Può darsi che avere in mano il simbolo della propria libertà dia una felicità superiore a quella di possedere la libertà vera.

Hoshino si ricordò della sua infanzia, di quando andava tutti i giorni a pescare al fiume, non lontano da casa sua. A quei tempi non avevo bisogno di preoccuparmi di nulla, pensò. Mi accontentavo di vivere senza tanti perché. Essere vivo mi bastava a essere qualcosa. Era naturale. Ma poi, non so esattamente quando, ho smesso di essere così. Vivere non mi bastava più a essere qualcosa. Certo che è assurdo... Gli uomini nascono per vivere, no?

Per lui l’arte e la giusta espressione delle passioni erano le cose più sublimi al mondo, e semmai erano il potere e la ricchezza a doversi inchinare a esse.

In testa aveva solo se stesso e la sua musica. A questo, avrebbe sacrificato qualsiasi altra cosa. Una persona così, ad averla vicino, doveva essere insopportabile. […] però Beethoven ha vissuto in un periodo in cui si dava molta importanza all’espressione del proprio io. […] Libertà ed espressione individuale divennero sinonimi. L’arte, e in particolare la musica, furono le prime a essere raggiunte dall’onda di questo sconvolgimento. I musicisti che vennero fuori sulla scia di Beethoven – Berlioz, Wagner, Liszt, Schumann – condussero tutti, ognuno a suo modo, esistenze eccentriche e sregolate. In quell’epoca – stiamo parlando del romanticismo – l’eccentricità era un ideale a cui ispirarsi.

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