Perché i membri della mia famiglia furono tutti dei cercatori di assoluto? Quale cromosoma impazzito ci spinge di continuo ad abolire i limiti umani, a dilatare i nostri sogni? A quarant’anni mi piacerebbe talvolta purgarmi del mio sangue per riposarmi il cuore, e riempirmi infine di un siero stagnante. Ah, amare a fuoco lento, cancellare ogni speranza radiosa, essere destrorso o veramente mancino! Ma tutta la mia giovinezza mi riporta a tale esigenza da demente...
All’infuori dell’amore e della scrittura, tutto o quasi le sembrava vano o futile.
La vita del corpo dell’Archibugio costituiva la metà della sua esistenza. Naturalmente l’altra metà erano i suoi sogni, le sue letture nebbiose, il mondo delle parole. Gli avvenimenti che non fossero quelli della sua interiorità la lasciavano fredda. L’attualità, che trovava globalmente piatta, la faceva sbadigliare.
Questa normalità nell’anormalità all’improvviso mi spaventa e mi appare come la più grande violenza che abbiamo subito; poiché non c’è niente di più inquietante per un bambino che fargli credere che l’assoluto non conformismo sia un ordine, che la gelosia sia un sentimento bizzarro e che ciò che sente come strano sia naturale. Le sue percezioni ne risultano immediatamente screditate. “Come ne siamo usciti?” mi chiede sommessamente mio fratello. “Con la creazione... E se fosse splendido?” “Cosa?” “Tutto ciò... questa libertà.” A un tratto mi metto ad ammirare quel disordine che mi ha tanto inquietato, quella licenza gioiosa che ci ha nel contempo violentati e plasmati. Certo, Frédéric ne esce contuso, ma come lo ha reso singolare e forte il dolore. C’è in lui un malessere incoercibile che si fissa soltanto su pensieri particolari e grandi. La sua natura è quella di una burrasca. Le sue crisi di malinconia sono illuminazioni a ritroso, le sue angosce esplosioni di grisù dal fulgore che mi affascina. Non vive, si dimena. Adesso che ha deciso di spezzare quel simulacro d’identità, di disintossicarsi dai ghiribizzi di Pascal, eccolo più autentico e più Sautet che mai.
L’ordine sociale non è altro che una pantomima, un teatro pericoloso, e la posizione di ciascuno è solo una faccenda di assegnazione delle parti.
martedì 12 gennaio 2010
Una famiglia particolare - Alexandre Jardin
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