Nemico della diversificazione, decise di concentrarsi sull’utensile della propria redenzione: l’ombrello. Hong Kong era ancora abbastanza britannica perché l’oggetto fosse indispensabile. Il gentiluomo inglese non usciva mai senza quell’accessorio. Certo, se fosse piovuto, non sarebbe mai stato così volgare da aprirlo, ma il parapioggia dimostrava che quell’atteggiamento era una scelta. Hong Kong era abbastanza cinese perché la gente vi si comportasse in maniera intelligente: loro, l’ombrello lo aprivano. Città perfetta per lo sviluppo di quell’articolo: all’epoca era la sola enclave terrestre in cui fosse allo stesso tempo utile e chic – l’ossimoro dell’ombrello.
In aereo, si chiese perché Parigi gli apparisse così desiderabile. Gli tornò in mente la frase di Colette: “Parigi è l’unica città al mondo in cui non si ha bisogno di essere felici.” Sì, doveva essere per quello.
sabato 30 gennaio 2010
L'entrata di Cristo a Bruxelles - Amélie Nothomb
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