Gli incontri casuali sono importanti per la vita di ognuno.
Sono libero, mi dico. Chiudo gli occhi e per un po’ penso a questa mia nuova libertà. Ma non riesco a capire bene che cosa significhi il fatto che sono libero. Quello che capisco adesso è semplicemente che sono solo. Solo e in un paese che non conosco. Come un esploratore solitario che ha perso bussola e mappa. E’ questo che significa essere liberi? Non lo so, e allora rinuncio a pensarci.
E’ tutto un problema di capacità di immaginazione. Yeats ha scritto: In dreams begin responsibilities. E’ perfettamente vero. Rivoltando la frase, si può dire che dove non esiste la forza dell’immaginazione, non possono nascere delle responsabilità.
La felicità è sempre uguale, ma l’infelicità può avere infinite variazioni, come ha detto anche Tolstoj. La felicità è una fiaba, l’infelicità un romanzo.
La ristrettezza di vedute, la rigidità di chi è privo di immaginazione ha una natura simile a quella dei parassiti. Si trasferiscono da un organismo all’altro, mutano di forma e continuano a vivere e a proliferare. Sono casi senza speranza.
Quello che adesso ti affligge è un tema ricorrente nella tragedia greca. L’uomo che non sceglie il proprio destino, ma ne è scelto. Si può dire che sia la concezione alla base della tragedia greca. Però la dimensione tragica – almeno secondo Aristotele – non nasceva dai difetti del protagonista bensì, paradossalmente, dalle sue virtù. L’uomo non è trascinato nella tragedia dalle sue pecche, ma dalle sue qualità. E’ da ciò che inevitabilmente scaturisce l’ironia.Però l’ironia rende l’uomo più profondo, e più grande. E si apre così la via a una salvezza, di dimensione più elevata, dove si può trovare una speranza universale.
giovedì 14 gennaio 2010
Kafka sulla spiaggia - Murakami Haruki /1
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