“Hai qualche dritta su come ci si deve regolare? Cioè, a Berlino e via dicendo. Bisogna regolarsi in qualche modo, quando si vive qua?”
“Naa. E’ il bello di qui: non puoi fare niente di sbagliato. Non frega un cazzo a nessuno”.
A me il cibo greco dà sempre speranza. Che razza di sbobba è mai questa, eppure che successo mondiale, cioè, questi se ne stanno in giro in tutto il mondo e preparano queste porcate e la gente le mangia veramente, è fantastico!
Sebbene qui in qualche modo non sembri un problema, è evidente che qui nessuno conosce nessuno.
Frank non riusciva a spiegarsi la faccenda, e d’altra parte alla fine neanche gli importava: se si divertiva si divertiva, non bisognava sempre e per forza spiegarsi tutto, a volte bisogna saper prendere le cose come vengono.
“Stop!” gridò H.R. “Non un’altra parola. Tutti nel mio ufficio!”
“Perché” disse Erwin.
“Perché voglio registrarlo”.
“Registrare cosa”.
“La vostra conversazione. E’ fantastica!”.
“Io ti prendo a calci nel culo!” disse Erwin.
“Fantastico” disse H.R. “Ti amo, Erwin”.
“Che cosa succede a uno che si è ubriacato e dorme? Te lo dico io, Chrissie: quello lì dorme perché è ubriaco. E uno così lo si lascia dormire, finché a un certo punto si sveglia tutto da solo con il mal di testa e una gran sete. E’ del tutto normale, ci sono dietro delle leggi di natura, Chrissie, contro cui non si può fare niente”.
sabato 27 febbraio 2010
I Berlinesi - Sven Regener /1
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