martedì 9 febbraio 2010

Tess dei d'Urberville - Thomas Hardy /3

Nella scala sociale la loro posizione era forse la più fortunata di tutte, stando al di sopra di quella linea dove ha fine l’indigenza e al di sotto di quella dove le convenances soffocano gli slanci naturali, e la fatica per comportarsi con logoro conformismo crea un senso di perenne insoddisfazione.

La grandezza di una vita non è dovuta a sistemazioni esterne, ma all’esperienza soggettiva. Un contadino emotivo conduce una vita più piena, con orizzonti più ampi, più ricca di drammaticità di quella di un pachidermico re.

Era più brillante che ardente, più vicino a uno Shelley che a un Byron, poteva amare disperatamente, ma di un amore fantasioso, spirituale, una complicata emozione che poteva gelosamente proteggere l’amata dal suo vero io.

Penso meglio della gente quando ne sono lontano.

Mentalmente era rimasta in una condizione di estrema staticità, una condizione che quei lavori meccanici favorivano piuttosto che impedire.

Poteva sopportare che la propria storia fosse nota a ogni persona della fattoria purchè questa rimanesse isolata nelle menti di ognuno. Era lo scambio di idee intorno a lei che feriva la sua sensibilità.

Era per natura la più impertinente e caustica delle quattro ragazze.

“Estranei? … ma lo siamo davvero?”

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