Potremmo chiederci se all’acme e alla sommità del progresso umano questi anacronismi saranno modificati da un’intuizione migliore, da un più stretto rapporto reciproco nell’ingranaggio sociale, che non ci scuota in ogni direzione, come ora: ma non si può predire un simile ideale, forse nemmeno concepirlo come possibile. Così, anche nel caso attuale, come in milioni di altri, le due parti di un perfetto insieme non si sono incontrate al momento perfetto: la controparte assente, vagando indipendente per la terra, aspetta in crassa ottusità un tempo che giungerà sempre troppo tardi.
“Attraverso l’esperienza” dice Roger Ascham, “troviamo una via breve, dopo un lungo errare.” Non di rado questo lungo errare ci rende incapaci di sostenere un ulteriore viaggio. E allora di che utilità è la nostra esperienza?
Era diventata quel che si dice una creatura affascinante; l’aspetto era attraente, e richiamava l’attenzione: l’anima era quella di una donna che non si era lasciata deprimere dalle esperienze turbinose attraverso le quali era passata negli ultimi anni. Se non fosse stato per il giudizio della società, quelle esperienze avrebbero potuto costituire semplicemente una educazione liberale.
sabato 6 febbraio 2010
Tess dei d'Urberville - Thomas Hardy/1
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