sabato 13 febbraio 2010
Mille splendidi soli - Khaled Hosseini /2
Ma erano le donne ad attirare maggiormente l’attenzione di Mariam. Le donne di questo distretto di Kabul appartenevano a una specie diversa da quelle dei quartieri poveri – come Deh-Mazang, dove abitava Rashid e dove tante donne erano interamente coperte. Queste donne erano... che parola aveva usato Rashid? “Moderne.” Sì, donne afghane moderne, maritate a uomini afghani moderni che non facevano caso se le loro mogli camminavano in mezzo a estranei con il viso truccato e senza il velo sulla testa. Mariam le guardava muoversi disinvolte per la strada, a volte accompagnate da un uomo, a volte sole, a volte con bambini dalle guance rosee che indossavano scarpe lucide e orologi da polso con il cinturino di pelle, e cavalcavano biciclette dal manubrio alto e raggi color oro – a differenza dei bambini di Deh-Mazang, che avevano le guance butterate dai morsi dei pappataci e facevano correre vecchie ruote di bicicletta con un bastone.Queste donne erano tutte un dondolare di borsette e un fruscio di sottane. Mariam ne scorse una che fumava al volante di una macchina. Avevano le unghie lunghe, dipinte di rosa o di arancio, e le labbra rosse come tulipani. Camminavano svelte su tacchi alti, con l’aria di essere incessantemente pressate da impegni urgenti. Portavano occhiali da sole e, quando la sfioravano passandole accanto leggere e veloci, Mariam coglieva un refolo del loro profumo. Immaginava che tutte fossero laureate, che lavorassero in ufficio, ciascuna dietro la propria scrivania, dove battevano a macchina, fumavano e facevano telefonate importanti a persone importanti. Queste donne la mandavano in confusione. Le facevano toccare con mano il suo modesto livello, il suo aspetto insignificante, la sua mancanza di aspirazioni, la sua ignoranza del mondo.
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