mercoledì 24 febbraio 2010

Tristano - Thomas Mann /2

Sì, ci sono stato una volta. Un paio d’ore, una sera. Mi ricordo di una vecchia via, stretta, sopra i cui tetti c’era una luna come fuori luogo, strana. Poi sono stato in un’osteria dove c’era puzza di vino e di muffa...

Accade non di rado che un ceppo familiare di tradizioni pratiche, borghesi, aride, verso la fine della sua vicenda si redima ancora una volta attraverso l’arte.

Uno scrittore è un uomo a cui lo scrivere riesce più difficile che non a qualsiasi altro uomo.

Il mondo è gremito di quello che io chiamo il ‘tipo inconsapevole’; e io non li sopporto, tutti questi tipi inconsapevoli! Non sopporto tutto questo vivere e agire opaco, inconsapevole e non illuminato dalla conoscenza, questo mondo fatto di una straziante ingenuità, intorno a me! Sono spinto, con una dolorosa ineluttabilità, a illustrare ogni essere che mi stia intorno, a pronunciarlo e a portarlo al livello della coscienza – nella misura in cui mi bastano le forze, - senza preoccuparmi se ciò possa esercitare un effetto propulsivo oppure inibitorio, se porti consolazione e sollievo o invece aggiunga dolore.

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