sabato 20 febbraio 2010

Senza nome - Amélie Nothomb

Ovviamente, non avevo portato niente da mangiare: ero troppo innamorato per pensarci. E poi di solito la fame mi piace, quel ricco vuoto dell’essere tutto intero che lascia intravedere possibilità di godimento sconosciute alle pance piene.

Non sapere dove stessi andando non mi impediva di andarvi.

Uno dei mali di quest’epoca è che non si può più domandare alla gente cosa fa. Questa domanda un tempo innocente suscita oggi un disagio troppo profondo. La disoccupazione è una delle cause. Io lo trovo un peccato. Se qualcuno mi dicesse molto semplicemente che nella vita non fa niente, avrei per lui parecchia ammirazione. E’ fantastico non fare niente. Pochissima gente ne è capace.

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