Felicità per lo scrittore è il pensiero che può diventare interamente sentimento, il sentimento che può diventare interamente pensiero. Tali erano il pensiero palpitante e il sentimento rigoroso che appartenevano e obbedivano in quel momento al solitario: cioè, che la natura rabbrividisce di voluttà quando lo spirito s’inchina davanti alla bellezza. Improvvisamente provava il desiderio di scrivere. Ma a questo punto della crisi l’orgasmo della vittima era volto verso la produzione. L’occasione gli era quasi indifferente. Un’interrogazione, un invito a pronunciarsi su un certo vasto e scottante problema della cultura e del gusto era stato rivolto al mondo intellettuale ed egli l’aveva ricevuto dopo la partenza. L’argomento gli era familiare, era per lui esperienza vissuta; la voglia di illuminarlo con la luce della propria parola si fece a un tratto irresistibile.
Nulla è più singolare, più imbarazzante che il rapporto fra persone che si conoscono solamente di vista, - si incontrano tutti i giorni a tutte le ore, si osservano, e tuttavia sono costrette dal decoro o dal puntiglio a fingere indifferenza e a passarsi accanto come estranei, senza una parola e senza un saluto. C’è fra loro un rapporto fatto di inquietudine e di esasperata curiosità, l’isteria derivata dal bisogno insoddisfatto e innaturalmente represso di conoscersi e di comunicare, e soprattutto una specie di ansioso rispetto. Giacché l’uomo ama e onora l’uomo finché non può giudicarlo, e il desiderio è il prodotto di una conoscenza imperfetta.
Chi è fuori di sé non teme nulla quanto il rientrare in sé.
giovedì 10 giugno 2010
La morte a Venezia - Thomas Mann /2
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