Era voglia di viaggiare, nient’altro; ma nata come un attacco di malattia, ed esaltata fino alla passione, anzi fino all’illusione sensoriale.
Certo l’incontentabilità era stata per lui, fin da ragazzo, l’essenza e l’intima natura del talento letterario; per amor suo aveva domato e raffreddato il sentimento, poiché sapeva che esso tende ad accontentarsi di un’allegra approssimazione e di una mezza perfezione. E ora il sentimento represso si vendicava, forse, abbandonandolo, rifiutando di continuare a sostenere la sua arte e a darle ali, e si portava via il piacere, la felicità della forma e della espressione?
Gli uomini non sanno perché elargiscono la gloria a un’opera d’arte. Ben lontani dall’essere conoscitori, credono di scoprirvi mille qualità per giustificare tanta partecipazione; ma il vero motivo del consenso è qualcosa di imponderabile: è simpatia.
Aschenbach guardava fuori, con le mani congiunte in grembo, lieto di essere di nuovo lì, ma crollando il capo, scontento della sua volubilità, della sua poca conoscenza dei propri desideri.
martedì 8 giugno 2010
La morte a Venezia - Thomas Mann /1
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