venerdì 14 maggio 2010

Sotto cieli noncuranti - Benedetta Cibrario

Era come suo padre, pensava allora Linda, aveva dentro qualcosa di selvatico. Bastiancuntrari, gente che va per la sua strada; a prenderli di petto, una fregatura.

Quante volte ho sentito dire la frase “non ho parole”. Riesco perfino a sorridere di queste undici lettere che significano l’esatto contrario di quello che esprimono, l’impossibilità di parlare quando siamo sopraffatti dalla quantità delle cose da dire.

Quasi tutti i ghiacciai sono belli da perderci il cuore. Distese accecanti e compatte in cui possono aprirsi crepacci invisibili.

E’ la seconda volta che mi succede. Ho lasciato che si azzerassero le distanze. Come allora, non ho retto l’impatto con la realtà.

“Penso che è meglio ripetere le cose ai grandi, quando sono importanti.” Ha ragione. Non sai mai se ti ascoltano.

Difficile capire se la fetta più grande sia quella della speranza o della preoccupazione. Quando sono così, i desideri, se ne stanno avvinghiati alle persone, e non si spostano di un millimetro. Possono restare annidati lì per anni, silenziosi e forti come un guerriero Masai.

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