Cogliere quell’estrema frazione di secondo che gli restava e dividerla in infinitesimi istanti di durata. Niente che avesse sperimentato in quarant’anni di vita, neanche tutti i momenti di gioia messi insieme, poteva pur di lontano paragonarsi al sensuale piacere che ora provava nel centellinare le schegge ed i frammenti dispersi e sparpagliati dall’esplosione di quella frazione di secondo. Ma quando ebbe finito di sminuzzare l’estremo attimo di tempo in infinitesime particole e si ritrovò come affogato in un vasto ed impalpabile reticolo di durata, ebbe l’inquietante rivelazione d’aver perduto la capacità di ricordare. S’era come cancellato: aveva fatto il vuoto dentro di sé.
Aveva un sentimento di libertà cui prima, da interprete, aveva dovuto rinunciare. Ah, che bello esser liberi dalla propria parte, liberi dalla propria maschera, tuffarsi nel trantran della vita, diventar polvere...
Ora riceveva ben di meglio, di più esaltante assai che le risate: i sorrisi.
Come il clown, anche noi percorriamo l’intera gamma delle gesticolazioni, sempre simulando, sempre ritardando ogni volta il grande evento. Moriamo lottando per nascere. Noi non fummo mai, mai siamo. Siamo anzi sempre sul punto d’incominciare, sempre al di qua, sempre fuor di portata. Sempre fuori gioco.
domenica 30 maggio 2010
Il sorriso ai piedi della scala - Henry Miller
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