mercoledì 19 maggio 2010

Il guardiano dei sogni - Paolo Maurensig /2

Quale era stato il culmine che, una volta superato, non aveva più permesso loro di tornare indietro?

Tutto sembrava irreale, eppure, non mi sentivo a disagio, anzi, mi stavo abbandonando a uno stato in cui mi aspettavo che tutto potesse accadere.

“Essere vivi, tuttavia, non significa essere svegli.”
“Vuol dire che noi viviamo come sonnambuli?”
“Per gran parte della vita. E la nostra opportunità è quella di tentare di svegliarci. Solo nella veglia perfetta, infatti, possiamo sostenere di essere in grado di scegliere liberamente; altrimenti il nostro destino è quello di essere attratti dalla scelta che più si conforma alla nostra educazione e al nostro temperamento. Non c’è differenza tra il malvivente e l’uomo onesto. Tutti e due, infatti soggiacciono alla propria natura. Non siamo neppure in grado di dare un giudizio morale. Per l’uomo onesto, il male è repellente, il malvivente, invece, ne subisce un’attrazione irresistibile. Molto spesso, però, l’attrazione non è così definita e la scelta si fa più difficile. Che cosa facciamo, infatti, quando non sappiamo deciderci, quando, malgrado tutti i ragionamenti, l’ago della bilancia non si sposta di un millimetro né da una né dall’altra parte? In quel caso ci affidiamo alla sorte, gettiamo in aria una monetina. O forse può succedere che il semplice consiglio distratto di qualcuno determini la nostra scelta e il nostro destino.”

Capii che stavano rappresentando le passioni umane nelle loro infinite varianti, ma allo stesso tempo vi era in ciò che vedevo il senso e il linguaggio di tutte le arti, e per un attimo mi fu chiaro il legame indissolubile tra queste e l’anima umana.

Fu in quel periodo che cominciai a frequentare ambienti a me fino allora sconosciuti, cedendo a quella vita dissoluta che avevo sempre segretamente rimproverato a mio padre. Il bel mondo volteggiava a ritmo di valzer e il frastuono della musica avrebbe coperto persino il rombo dei cannoni.

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