domenica 16 maggio 2010

Il guardiano dei sogni - Paolo Maurensig /1

Non esiste comprensione se non in seguito alla personale sperimentazione. C’è chi pensa di poter capire la pittura senza aver mai toccato un pennello. C’è chi parla con competenza della composizione dei colori senza aver mai polverizzato in un mortaio cinabro e ametista. Se non si è mai guardato nella profondità della materia, come si può credere nella sua illusoria proiezione?

Quando si esce da un lungo stato d’incoscienza, quand’anche per poco si è varcata la soglia fatale, passando dall’altra parte, solo a quel punto ci si rende conto di quanto futili possano essere tutte le implicazioni che accompagnano la nostra vita, e allora si cerca di aggrapparsi a qualcosa, a qualsiasi cosa ci dia la speranza che non tutto finisca con la morte, che una parte di noi sopravviva, e per avere una certezza saremmo disposti persino a spogliarci della nostra amata personalità; ecco, saremmo disposti a cedere tutto, ad accogliere ogni condizione, ad abbracciare una nuova fede, un’altra religione, e persino a credere alle parole di uno sconosciuto. Convincetemi, vi prego, che quanto state dicendo non è solo frutto di un vaniloquio. Ditemi che avete la certezza che la nostra coscienza non si oscura in quelle tenebre. Parlatemi, vi prego, di mistici, di santi, di cattedrali, di alchimia, di immortalità, parlatemi ancora di questi temi così cari alla mia giovinezza e che, nel travaglio della vita, ho dapprima dimenticato e infine ripudiato del tutto.

Nella morte noi temiamo la distruzione del nostro corpo e non la perdita della coscienza; se noi temessimo la perdita di quest’ultima, paventeremmo il sonno come la morte stessa. Eppure, tutte le notti gli uomini si abbandonano alla perdita della coscienza, né mai si chiedono dove essa vada durante il sonno.

Le mie convinzioni non erano assolutamente inattaccabili, come pensavo allora, ma erano solo una visione conveniente, seppure parziale, della realtà.

Qui si celebra lo spettacolo dei vivi e dei morti. Qui si celebrano i sette misteri dell’esistenza. Il primo è il nulla, il secondo è la vita, il terzo è la consapevolezza, il quarto è l’amore, il quinto è il sonno, il sesto è la morte, e il settimo, il più grande di tutti, è il dolore.

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