Viaggiava molto comodamente, perché usava dire che coloro che hanno una vita interiore molto più difficile di quella degli altri hanno un fondato diritto a un certo comfort esteriore.
E Tonio sbarcò in Danimarca. S’installò a Kopenaghen, diede mance a tutti coloro che avevano l’aria di avere il diritto di riceverle.
Teneva un libro sulle ginocchia, ma non leggeva una riga. Godeva di un profondo oblio, un libero librarsi sopra lo spazio e il tempo e soltanto di rado era come se il suo cuore fosse colto da un dolore, un breve, pungente sentimento di desiderio o di pentimento, di cui lui era troppo pigro o troppo assorto per chiedersi il nome e la provenienza.
E improvvisamente accadde questo: Hans Hansen e Ingeborg Holm stavano attraversando la sala.
Ricominciare? Non servirebbe a nulla. Tutto diventerebbe di nuovo così, tutto accadrebbe com’è accaduto. Perché certi si smarriscono necessariamente, per loro non c’è una retta via.
Pensò a che cosa avrebbe potuto dire; ma non trovava il coraggio di dirlo. Sarebbe stato come sempre: non l’avrebbero capito, avrebbero ascoltato con stupore quel che sapeva dire. Perché il loro linguaggio non era il suo linguaggio.
Mio padre era un temperamento nordico: riflessivo, radicale, corretto per puritanesimo e incline alla malinconia; mia madre era di un sangue esotico imprecisato, bella sensuale, ingenua, insieme indulgente e appassionata e di una sensibilità impulsiva. Senza alcun dubbio si è trattato di un miscuglio che comportava straordinarie possibilità e straordinari pericoli. Quello che ne è venuto fuori è stato questo: un borghese che si è smarrito nell’arte, un bohémien con la nostalgia per la buona atmosfera della camera dei bambini, un artista con la cattiva coscienza. Perché è la mia coscienza borghese che mi fa vedere nell’artisticità, in ogni eccezionalità e in tutto ciò che è genio, qualcosa di profondamente ambiguo, di profondamente equivoco, di profondamente sospetto, il che mi conferisce questa amorosa debolezza per ciò che è semplice, leale, gradevolmente normale, per tutto ciò che non è geniale e decente.
venerdì 30 aprile 2010
Tonio Kröger - Thomas Mann /4
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