Poi di colpo avevo realizzato, con quel senso di incredulità di quando si intravede lo spazio vuoto che si potrebbe lasciare nella vita degli altri, che io ero una delle persone più vicine. Se non io, chi?
La gioia di un periodo si misura dall'intensità del dolore con cui finisce.
E' il vuoto della città che crea pienezze nella musica.
Si cresce per intuizioni. Si cresce per visioni improvvise, come una scelta che attraversa gli strati del mondo, o per lente prese di possesso. Si cresce per identificazioni, opposizioni, sostituzioni. Si cresce per perdite, e per molto tempo il senso di perdita mi ha dominato, come un'umidità che impregna i vestiti. Oppure si cresce per lievitazione. O inerzia o pura ossidazione.
Aveva letto da qualche parte che l'essere umano è l'unico animale che immagina più di quanto vive, e la cosa lo angosciava. In un qualche momento, diceva, il mondo in cui ognuno si immagina è diventato più importante di quello che è. Non è patetico?
Il ritmo è quasi categoria filosofica. Come l'essere, come lo spirito. Il ritmo è una specie di essenza, un fuoco sacro da trovare, possedere, custodire.
E so che è quello che sarò per sempre: inquieto. Oh, non la solita inquietudine-punto di partenza, bensì un nuovo e stabile strumento, un rigoroso organo di conoscenza. Nella notte lucida e fredda, so davvero quello che sono. Potrei tracciare la mia storia millimetro per millimetro. Una mappa di sfumature e varianti, una vita di contraddizioni e perdite, ritorni, deviazioni, sogni, ingenuità, disincanti.
http://www.marcomancassola.com/
giovedì 15 aprile 2010
Last Love Parade - Marco Mancassola /2
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